Il multilinguismo vissuto dai nostri figli

Il multilinguismo vissuto dai nostri figli

Laura ci racconta il multilinguismo dal punto di vista dei figli. Famiglia monolingue, scuola bilingue: oggi parla cinque lingue!

Ciao Laura, grazie mille per aver accettato di raccontare la tua storia! Dimmi un po’chi sei e che lingue conosci?Intervista bilinguismo Laura

Sono Laura, ho 26 anni e sono spagnola. Sono nata a Madrid da genitori spagnoli e da piccola ho imparato il francese a scuola, successivamente ho studiato l’inglese, poi l’italiano e ora vivo a Vienna e sto imparando il tedesco.

Cosa significa essere multilingue per te?

Per me essere multilingue significa sapersi esprimere e saper comunicare quello che vuoi e quello che pensi, nella stessa maniera in più di una lingua. Quindi saper trasmettere i propri pensieri in più di una lingua senza problemi e senza intoppi. Io mi considero multilingue, perché questo è esattamente quello che riesco a fare.

Come e quando usi le lingue che conosci?

Allora, il 95% del tempo parlo in italiano, sia per lavoro che nella mia vita privata, con il mio compagno. Quando chiamo al telefono la mia famiglia parliamo prevalentemente in spagnolo, solo a volte ci scappa qualche parola in francese, ma generalmente comunichiamo in spagnolo. Poi se vado a fare la spesa oppure al ristorante, o comunque a sbrigare delle commissioni in giro uso il tedesco. A volte uso anche l’inglese se usciamo con amici che non parlano bene il tedesco: ho amici che studiano all’università e quindi con loro l’inglese è la nostra lingua di base. Ma in realtà non lo uso poi così frequentemente.

Se dovessi fare una classifica delle tue competenze linguistiche in che ordine metteresti queste cinque lingue?

Allora metterei lo spagnolo al primo posto, sia scritto che orale… Ma sai, sinceramente ora mi trovo in difficoltà con questa domanda perché effettivamente sono cresciuta con lo spagnolo e con il francese. Quindi quando parlo spagnolo e quando parlo francese per me è la stessa identica cosa, non mi accorgo neanche di quale lingua sto parlando, sono assolutamente intercambiabili. Tuttavia, ora con l’italiano mi sento talmente sicura che potrei paragonarlo al mio livello di francese. Forse per quanto riguarda il francese scritto ho qualche carenza… In questo ultimo periodo sto preparando un esame d’italiano molto importante, per cui sto dedicando molto tempo allo studio intensivo dell’italiano, soprattutto lo scritto, sto leggendo molti testi e sto scrivendo molto, per cui ora mi sento più sicura con l’italiano scritto, rispetto al francese scritto. Ma sai che pensandoci proprio ora, non avrei mai detto che sarei arrivata a raggiungere un livello così alto in italiano! Non è che in francese non sarei capace di scrivere decentemente, ma ora mi viene più naturale scrivere in italiano: mi sento più sicura e non avrei paura di sbagliare.

Poi c’è l’inglese, che per me è una lingua un po’ statica, nel senso che ho sempre avuto contatti con questa lingua per un motivo o per l’altro, ma non l’ho mai approfondita formalmente. Ho sostenuto l’esame B2 tempo fa e poi ho avuto occasione di migliorarlo all’estero. In tedesco ho dato l’esame B2 e mi sento di poter conversare tranquillamente, se non si parla di temi specialistici. Scrivere in tedesco mi risulta un po’ più complicato perché devo pensare, ma dato che vivo in Austria e uso il tedesco molto spesso, forse lo metterei addirittura prima dell’inglese.

Laura, mi stai proprio confermando l’idea che le lingue che conosciamo siano un po’ come le onde del mare. A seconda della situazione e della fase della vita che stiamo vivendo, la nostra competenza linguistica sale e scende come un’onda: a volte è la lingua X ad essere parlata meglio e altre volte la lingua Y. Io lo trovo affascinante! Con quale lingua ti senti più a tuo agio, per esempio per parlare di sentimenti o di cose più intime?

Dipende assolutamente dalla persona con cui sto parlando. Per esempio con il mio compagno, che è italiano, mi viene più naturale parlargli in italiano. So che capisce molto bene lo spagnolo, ma per me è quasi una necessità quella di parlargli nella sua lingua madre perché so che capisce molto meglio. Non ho difficoltà a spiegare quello che penso e a volte mi stupisco di me stessa perché trasmetto i miei pensieri in italiano esattamente come voglio trasmetterli. Invece, ovviamente, se dico qualcosa in francese a mia mamma, non le trasmetto il messaggio come lo trasmetto in italiano al mio compagno, anche se lei capisce perfettamente il francese, perché noi siamo abituate a parlare spagnolo. Ecco, mi rendo conto ora che è davvero una questione di abitudine: l’abitudine di parlare in quella lingua con quella persona e forse anche il legame affettivo che ci unisce. A volte mi succede che se parlo con il mio compagno in spagnolo, ho quasi il timore che lui percepisca il messaggio in maniera leggermente diversa, anche se so che capisce. Io mi sento più a mio agio a parlare nella lingua con cui sono abituata a parlare con quella persona.

Anche a te capita, conversando con le persone, di sentire la necessità di parlare la loro lingua madre? Come se avessimo una sorta di empatia linguistica, il desiderio di aiutare l’altra persona e di andarle incontro. È un argomento molto interessante, ne parla anche Expatclic.

Si, assolutamente, ma l’abitudine di parlare una lingua con una certa persona è molto forte. Per esempio conosco molte coppie di nazionalità mista che comunicano in inglese e mi accorgo che la maggior parte di loro non riesce a cambiare lingua nemmeno quando uno dei due o entrambi hanno imparato bene la lingua dell’altro. Continuano a comunicare in inglese, mi sembra un’abitudine dura da superare.

Bene Laura, ora sono proprio curiosa di sapere i dettagli della tua crescita multilingue. Mi racconti quando ti è stata introdotta la seconda/terza lingua? E perché?

Allora a casa ho sempre sentito e parlato lo spagnolo. Il francese è sempre stato presente perché mamma era insegnante di francese e quindi a casa era una lingua molto viva, per esempio quando si facevano i compiti dato che io e i miei fratelli abbiamo frequentato il liceo francese. Io ho frequentato un asilo in spagnolo e poi all’età di 4 anni ho iniziato la scuola bilingue francese-spagnolo. Questa scuola viene definita bilingue, ma di fatto è una scuola francese in cui si insegna il castigliano. È una scuola per famiglie francofone che viaggiano molto e che si trovano a Madrid per motivi di lavoro. Ma, dato che io sono nata a Madrid, per me è una scuola bilingue perché mi hanno dato un’altra lingua. Tutte le materie venivano insegnate in francese, per esempio si studiava storia, geografia e sport in francese, e le ore di spagnolo erano solo 4, la maestra era spagnola e ci parlava sempre in spagnolo. Mi ricordo che c’erano diverse classi con diversi livelli, per esempio io ero nel livello A, quello più alto perché sapevo bene lo spagnolo, essendo appunto di famiglia spagnola. I bambini di famiglia francofona, invece, avevano un livello inferiore di spagnolo e quindi facevano lezione in un altro gruppo. La scuola per noi spagnoli era una scuola privata e per i francesi era una scuola pubblica. Inoltre, chi si trovava nella classe di spagnolo di livello alto studiava anche alcune materie in spagnolo per esempio storia e geografia, gli altri invece studiavano spagnolo come lingua straniera, quindi solo lingua e grammatica. Poi a 11 anni ho iniziato le lezioni d’inglese e la traduzione era sempre dall’inglese al francese, perché il professore non capiva lo spagnolo. Era un insegnante molto severo e con lui era vietato parlare francese, si parlava solo inglese.

Era un sistema laico e c’era un grandissimo miscuglio di culture e religioni diverse, era molto interculturale, per esempio c’erano bambini dal Marocco, dal Congo, dal Senegal, dalla Costa Azzurra, dal Belgio… Ho frequentato questa scuola dai 4 ai 18 anni e poi ho fatto la maturità in francese. All’esame c’era anche spagnolo, in cui ho preso un voto molto alto, perché le altre materie erano un po’ difficili per me. Poi c’era anche la possibilità di studiare latino, italiano o tedesco ma io non l’ho fatto. Quando ho finito il liceo, a 18 anni sono stata a Firenze per due mesi e così ho imparato l’italiano. Ho fatto un mese di corso intensivo, vivevo presso una famiglia e il secondo mese ho lavorato in un ristorante. Ho imparato l’italiano molto velocemente e senza problemi, probabilmente sono stata avvantaggiata per via della mia conoscenza del francese e dello spagnolo. L’inglese non ho mai smesso di studiarlo perché lo sento ovunque, è sempre presente, ho fatto anche un’esperienza in Irlanda. E il tedesco l’ho cominciato solo a 23 anni, non avevo mai studiato tedesco in vita mia, ho cominciato da zero e ho raggiunto un livello B2 in poco tempo.

Tornando alla tua esperienza nella scuola francese, hai avuto difficoltà ad integrarti?

Sai, ho riflettuto spesso sulla mia esperienza e mi sono sempre chiesta se non fosse stato un trauma per una bambina di 4 anni, essere inserita in un contesto con una lingua diversa. Per me non lo è stato affatto. Alcuni bambini, però, hanno dovuto lasciare la scuola perché facevano molta fatica e non avevano nessun supporto a casa, ma in realtà i bambini spagnoli in quel liceo erano moltissimi, per cui succedeva che durante la pausa si parlava spesso spagnolo. L’appoggio a casa che avevamo per il francese e le tante amiche francesi mi hanno aiutato tantissimo. Per me è stata una cosa molto naturale e normale frequentare la scuola in francese e poi parlare spagnolo a casa. Mi ricordo che mia mamma mi interrogava spesso sui verbi in francese. A volte mi confrontavo con gli amici che frequentavano la scuola spagnola e notavamo che stavamo studiando le stesse cose, ma che si chiamavano in modo diverso. Per esempio la matematica. Ad essere sincera ancora oggi i calcoli a mente li faccio in francese, per esempio se devo contare i soldi o calcolare il resto di un acquisto. Mi viene più naturale in francese e non in spagnolo. Era strano allora ma non è mai stato un problema, anche se a volte mi mancava una parola in spagnolo. Non ho avuto esperienze negative, anzi gli altri bambini mi ammiravano e mi chiedevano sempre il significato di alcune parole in francese.

Ti va di raccontare un episodio simpatico?

Certo! A volte andavo al parco con la mamma e con qualche amica francese e quindi parlavamo in francese. Un giorno mentre stavamo giocando si è avvicinato un bambino spagnolo e noi abbiamo cambiato subito lingua e abbiamo cominciato a parlare spagnolo, mi ricordo che lui ha fatto una faccia sbalordita, perché non se lo aspettava! E la mamma del bambino ci ha subito chiesto da dove venivamo perché le sembrava strano che un attimo prima parlassimo francese e un attimo dopo spagnolo. In realtà succedeva abbastanza spesso! Io invece non ci pensavo neanche; se so che con questa persona parlo spagnolo allora mi viene automatico. Se invece voglio dire qualcosa in francese alla mia amica francese mi rivolgo a lei in quella lingua, non ci penso proprio perché è la lingua che parla lei.

Quali consigli ti senti di dare a una mamma o un papà che per qualche motivo stanno crescendo i figli con più di una lingua? Cosa diresti ad una famiglia preoccupata?

  • Non avere mai paura di aggiungere altre lingue pensando che il bambino avrà delle difficoltà. A meno che il bambino non soffra di un qualche disturbo, non si deve temere di creare difficoltà ai figli.
  • Essere costante nel trasmettere le diverse lingue. Essere perseverante. Anche quando sembra che il bambino non stia imparando molto, bisogna insistere e continuare a parlargli e dargli degli input in quella lingua. Poi ad un certo punto avrà una specie di esplosione e comincerà a parlare senza problemi. Quindi bisogna anche essere pazienti e dare al bambino il tempo di capire e di distinguere le diverse lingue. Non avere fretta e non volere tutto subito.
  • Mai forzare. Se vedi che il bambino non se la sente o non gli va, allora meglio lasciar perdere. Le lingue sono cose fantastiche da sfruttare in positivo e di cui godere. Secondo me, non devono essere vissute come un peso.

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